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Veglia "in Tradizione Symboli" Milano-Duomo, 8 aprile 2006.
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Invito alla veglia "in Tradizione Symboli" Carissimi, per proseguire il nostro cammino missionario, chiediamo al Signore di poter rivivere l’avventura spirituale dell’«uomo cieco dalla nascita», visto e guarito da Gesù (cfr. Giovanni 9, 1-41). È, la sua, un’esperienza paradigmatica per ognuno di noi, chiamato a incontrare Gesù «luce del mondo» (Giovanni 8, 12) e a professare-celebrare-vivere la propria fede in lui.
La vicenda, di cui parla l’evangelista Giovanni, avviene nel contesto della vita di ogni giorno, mentre Gesù sta «passando», sta cioè camminando per le strade degli uomini, presente e immerso nella loro storia concreta, segnata non poco dalla fragilità, dalla sofferenza e dall’emarginazione. È una vicenda che ha come protagonisti Gesù e questo uomo cieco, ma che – in profondità – vede coinvolto anche ciascuno di noi. Sì, ciascuno di noi si può riconoscere e ritrovare nel volto e nella storia di questo uomo “senza volto”, di cui non ci è detto il nome.
È l’esperienza di chi, visto dal Signore con il suo amore gratuito e preveniente, non solo è raggiunto dal suo sguardo, ma più radicalmente è invaso e trasformato dalla sua grazia. Liberato dalle tenebre che ne avvolgono tutta l’esistenza, viene “illuminato” e, in Gesù, diventa “figlio della luce”. Proprio qui ritroviamo il nucleo essenziale, il segreto affascinante dell’esperienza di fede. Essa è un incontro personale, personalissimo con il Signore Gesù, che ci cambia la vita, la illumina con lo splendore della sua grazia e ci dona un modo nuovo di pensare, di vedere, di valutare, di giudicare l’intera realtà. La fede, in verità, ci fa partecipi dello stesso pensiero di Cristo (cfr. 1 Corinzi 2, 16). […]
Ma è anche l’esperienza di chi continua la propria vita sulle strade del mondo, immerso nelle vicende e nelle relazioni di ogni giorno. Ed è qui che il dono straordinario e prezioso della fede viene messo a dura prova. Ricevuta la vista, incominciano i problemi per «l’uomo che era stato cieco». […] È questa l’esperienza di ogni credente, chiamato a rendere ragione della propria fede senza arrendersi di fronte a nessun ostacolo, difficoltà e rifiuto, ma anzi progredendo verso una più matura conoscenza del Signore e verso una sempre più ferma adesione a lui, fino a soffrire a causa della fede.
+ Dionigi Card. Tettamanzi
Arcivescovo di Milano
(Da “Risplenda la vostra luce davanti agli uomini”, n. 40)
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