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IL RESTAURO DELLA NOSTRA
“PALA” D’ALTARE CHE RAFFIGURA
L'ASSUNZIONE DELLA VERGINE AL CIELO
E’ stato restaurato il dipinto su tavole di legno
raffigurante la Madonna Assunta, Patrona della nostra Parrocchia. Ha
una considerevole dimensione: cm 198 di larghezza e cm 324 di altezza.
Non abbiamo nessuna notizia scritta, circa la sua origine, la sua
provenienza, chi l’abbia commissionato, né dove
sia stato eseguito.
La Sovrintendenza di Milano lo attribuisce alla scuola cremonese vicina
a Bernardino Campi e la colloca nel XVI secolo e la giudica di grande
valore.
Probabilmente era una “pala” d’altare
(cioè un grande dipinto che stava sul fondo di un altare e
quindi davanti al sacerdote e alla gente che partecipava alla Messa)
Proviene immediatamente dalla nostra Chiesa del Crocefisso.
Sulla nostra “pala d’altare” è
raffigurata l’Assunzione della Vergine al cielo, attorniata
dagli angeli festosi e riverenti.
L’ambiente in cui è rappresentata la Madonna
Assunta è un azzurro luminoso, quasi a differenziarsi,
seppur senza staccarsi, dal gruppo degli Apostoli che, osservando
sorpresi la tomba ormai vuota di Maria, e pur manifestando gli
interrogativi circa quanto stanno osservando, nello stesso tempo
volgono lo sguardo e il cuore al cielo, dove è appunto la
Madonna nella sua completezza personale di anima e di corpo.
L’ambiente in cui sono dipinti gli Apostoli è
scuro, ma non tenebroso, e indica questa nostra vita terrena.
Sono due mondi, diversi, distinti, ma non separati. Maria non
è separata da noi.
Il dipinto pare fatto in modo che il nostro sguardo non possa fissarsi
soltanto sulla parte alta del quadro, cioè sull'esito della
vita di Maria che, quale "primizia e immagine della Chiesa", svela il
termine ultimo cui tende la vita di ciascuno; deve fissarsi anche in
basso dove è la Chiesa, rappresentata dai dodici Apostoli.
Essa, la Chiesa, rimane nel tempo, sulla terra, tra le domande della
fede, ma non è sola, poiché la Madonna, pur
Assunta in cielo, rimane Madre della Chiesa e
dell’umanità intera, come Cristo, morente sulla
croce, le ha chiesto. Infatti così scrive nel suo vangelo
Giovanni, il testimone diretto della crocifissione di Gesù:
“Gesù allora, vedendo la madre e lì
accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre:
«Donna, ecco il tuo figlio!».
E lei ha accettato di esserci Madre: “ Poi disse al
discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento
il discepolo la prese nella sua casa”. (Gv 19,26-27).
Ci sembra che il dipinto voglia proporre al nostro sguardo
l’insieme della vita, nella sua attualità sulla
terra e sulla sua realtà dell'invisibile e
dell'eternità, per indicarci due verità: la
prima, che la nostra vita ha due tempi, uno breve sulla terra e uno
eterno in paradiso; la seconda, che il cielo e la terra sono veramente
uniti seppur in modo non evidente. E’ un dipinto sul senso
completo della nostra esistenza.
Suggestioni, queste, che incrociano due obiettivi a cui oggi mirano le
comunità cristiane: quello di fare un salto di
qualità nella dimensione contemplativa della vita di fede,
per ancorare con forza e profondità la propria
identità a Cristo e al mistero della salvezza che egli
rivela; e quello di rendersi capaci di stare nel tempo, già
partecipi, seppur limitatamente, di esperienze di vita con Dio per
creare comunità di cristiani, salvati per la vita eterna.
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